Giuseppe Zamboni

Verona, 1875 - Boscochiesanuova (Vr), 1950

Vita e opere

 

Figlio di Emilio Gaetano e di Maria Anna Morgante, le sue prime passioni furono le scienze meccaniche, la linguistica e la musica. Durante gli anni della formazione liceale (1885-1893), ricevuta presso il Liceo “Scipione Maffei” di Verona, fu avviato alla filosofia da Giuseppe Zanchi, professore di ispirazione rosminiana. La “vocazione” filosofica si consolidò e ottenne il proprio perfezionamento all’Università di Padova (il periodo universitario, 1892-1900, fu interrotto, tra il 1898 e il 1899, dal servizio militare volontario nell’arma di fanteria). Qui conseguì la laurea in lettere (1897, sessione autunnale) e, dopo aver conciliato il servizio militare e gli studi di filosofia (nel biennio 1897-1899), quella in filosofia (1900, sessione autunnale; tra i suoi docenti ebbe il positivista Roberto Ardigò e lo spiritualista Francesco Bonatelli, rispettivamente per i corsi di storia della filosofia e filosofia teoretica). Parallelamente, la fede radicata in lui, prima grazie al contesto familiare in cui nacque, poi grazie alla partecipazione alla Fuci (fondata nel 1896) e alla frequentazione già a Padova degli studi di teologia, lo portò ad abbracciare l’abito ecclesiastico: entrato nel Seminario Vescovile di Verona nel 1899, fu ordinato sacerdote nel 1901. Divenuto professore nel seminario vescovile (di geografia, storia e, dal 1904, di francese) e canonico del Capitolo della Cattedrale (col compito di dirigerne la Biblioteca), nel 1915 fu richiamato alle armi, da cui sarà poi esonerato per l’ingravescente disturbo agli occhi (che lo porterà alla quasi cecità negli ultimi anni di vita). Si collocano in questo periodo la polemica con il positivista Cesare Baroni (docente del Liceo “Maffei” di Verona) e la perdita dell’amico e collega Giulio Canella. Nel 1921 Zamboni fu chiamato a far parte del corpo docente dell’Università Cattolica di Milano. Nel confronto con il positivismo e con la criteriologia generale di Désiré Mercier (Università di Lovanio), Zamboni comincia a elaborare la propria posizione filosofica: in questi anni si ha la pubblicazione di un ciclo di scritti anti-positivistici che culminò ne Il valore scientifico del positivismo di Roberto Ardigò e della sua “conversione” (1921) e La dottrina morale e la psicologia del volere nel testo di etica di un discepolo dell’Ardigò, del 1923. Allo stesso anno risale anche il saggio programmatico La gnoseologia dell’atto come fondamento della filosofia dell’essere. Saggio di interpretazione sistematica delle dottrine gnoseologiche di S. Tommaso d’Aquino. Le sue lezioni di gnoseologia presso l’Università Cattolica cessarono nel 1932, in seguito alle divergenze con Gemelli e Francesco Olgiati (polemica intorno al ruolo del realismo critico e alla precedenza, professata da Zamboni, della gnoseologia rispetto alla metafisica, che gli costò l’accusa di fenomenismo in occasione della pubblicazione, nel 1932, degli Studi esegetici, critici, comparativi sulla «Critica della Ragione pura»), con la soppressione della cattedra e l’allontanamento del Nostro dall’ateneo milanese. Risalgono a questo periodo i tre tomi del Corso di gnoseologia pura elementare (composto alla fine del primo ventennio del Novecento e pubblicato postumo nel 1990), cui sono legati l’Introduzione al corso di gnoseologia pura (1924), L’origine delle idee (1924) e il Sistema di gnoseologia e di morale. Basi teoretiche per esegesi e critica dei classici della filosofia moderna (1930). Il conseguimento, avvenuto sul finire del 1931, della libera docenza in gnoseologia gli permise di tenere due corsi liberi all’Università di Padova (1935-36 e 1941-42). Nel 1940 si ebbe la pubblicazione della sua opera capitale, La persona umana. Soggetto autocosciente nell’esperienza integrale. Termine della gnoseologia. Base della metafisica (19832), seguita da La «filosofia dell’esperienza immediata, elementare, integrale» per la completa autoconsapevolezza dello spirito umano (1944, testimonianza delle lezioni patavine). Dall’Università Cattolica passò all’Istituto Magistrale femminile di Milano (dal 1932 al 1941, come insegnante di filosofia e pedagogia) e, da ultimo, al Liceo Vescovile di Verona. Morì a Boscochiesanuova l’8 agosto 1950. Delle opere composte negli ultimi anni di vita, Itinerario filosofico dalla propria coscienza all’esistenza di Dio (1949), La dottrina della coscienza immediata (struttura funzionale della psiche umana) è la scienza positiva fondamentale e un Dizionario filosofico, le ultime due saranno pubblicate postume, rispettivamente, nel 1951 e nel 1978. A partire da un ciclo di lezioni tenute da Zamboni nella Scuola superiore di Cultura religiosa di Verona durante l’inverno 1946-47, per iniziativa di Giovanni Giulietti, attorno al filosofo nascerà il circolo omonimo, che, sopravvissuto alla sua scomparsa, sarà poi accolto nella Sezione veneta della Società filosofica italiana.

 

Il pensiero filosofico-religioso

 

«All’università ebbi esempi di singolare acutezza dal prof. Francesco Bonatelli, e sentii le lezioni del prof. Ardigò. Una polemica contro un professore positivista [Cesare Baroni] e la lettura delle opere dell’Ardigò mi costrinsero alla meditazione personale sul pensiero umano. La conoscenza personale di Désiré Mercier [...], e la conversazione col prof. Giulio Canella [...] mi fecero penetrare il problema della conoscenza sotto l’aspetto criteriologico, e mi fecero sentire la necessità di condurre la ricerca fino in fondo, passando dalla criteriologia alla gnoseologia» (La persona umana, 1983, p. 6): questo passo autobiografico consente di tracciare le coordinate di avvio della gnoseologia zamboniana, la quale riconosce (con la neoscolastica lovaniense) l’esigenza di un criterio di certezza conoscitiva, ma intende individuarlo spostando la questione dal piano logico-concettuale a quello fondante del concreto vissuto, senza cioè debordare dal piano dell’esperienza stessa. Quest’ultima è intesa in senso radicale (sospendendo cioè ogni precomprensione e assunzione surrettizia di categorie e paradigmi metafisici e cognitivi), come immediata presenza e manifestazione di contenuti. A sua volta, la coscienza viene ri-definita come la funzione “aver presente un contenuto” e come “tutto ciò che è presente e manifesto”. In tal modo proprio l’esperienza (ciò che si dà) costituisce, essa stessa, l’ultimo criterio di verità e realtà (cui l’evidenza propria dei criteri in quanto princìpi si subordina, essendo espressione in termini astratti e universali di una certezza constatativa). Contrariamente al positivismo e in sintonia con la psicologia bonatelliana, Zamboni evidenzia i limiti del sensismo. Innanzitutto, la conoscenza non può ridursi al solo possesso delle sensazioni e al meccanismo associazionistico (e nemmeno al funzionamento organico, poiché quest’ultimo «è d’ordine diverso dal conoscitivo e non sappiamo che ci sia se a sua volta non si manifesta in qualche modo»: Sistema di gnoseologia e di morale, 1930, p. 106), ma consiste nella penetrazione intellettiva del processo cognitivo nella sua interezza. Ciò permette di coglierne distintamente i molteplici elementi, ossia l’aspetto esistenziale della presenza (il “c’è” che, sottoposto ad astrazione, genera il concetto di “esserci”), il qui e ora (determinazioni spazio-temporali della presenza), l’elemento strutturale del contenuto (da cui, il concetto di “essenza” che, per combinazione con il concetto di esistenza, dà il concetto di “ente universalissimo e indeterminatissimo”) e il soggetto al quale qualcosa si presenta (una relazione di presenzialità che non intacca l’originalità e l’irriducibilità dei due poli della conoscenza). Secondariamente, la tassonomia dei fatti psichici non si limita ai soli dati senso-immaginativi, ma va integrata con i contenuti la cui presenzialità si arricchisce del carattere di radicale appartenenza (intimità) al soggetto: si tratta degli stati sentimentali e delle tendenze, dello sforzo muscolare, degli atteggiamenti del soggetto (assenso e consenso) e degli atti del volere (specialmente quelli compiuti nel contesto del cosiddetto “bivio morale”). Il riconoscimento della peculiarità di tali contenuti propriamente soggettivi consente a Zamboni di definire l’io non più solo in termini cognitivi, ossia come “io puro conoscitivo”, «soggettività autopresente a cui è presente un contenuto sentito o immaginato e intimamente manifesto» (Corso di gnoseologia pura elementare, i.1, Spazio, tempo, percezione intellettiva, 1927, p. 337), ma in termini ontologici, come energia realizzatrice (atto d’essere), in cui si radica e da cui dipende attivamente la vita psichica. Sul piano dell’analisi della ricostruzione della conoscenza (spontanea e scientifica) del “mondo esterno”, ne consegue che, se la gnoseologia rifiuta il realismo ingenuo, consapevole del fatto che la percezione immediata delle realtà fisiche consiste in complessi spaziali senso-immaginativi, dall’altra si pone come realismo critico e condanna fermamente il fenomenismo sensistico osservando come l’applicazione di categorie ontologiche al materiale fornito dai sensi si fonda (più o meno consapevolmente) non su strutture cognitive trascendentalmente possedute a priori dal soggetto (Kant), o su idee innate (Rosmini), bensì su concrete esperienze di auto-percezione sostanziale da parte dell’io (l’unico ente in senso forte immediatamente percepito dal soggetto, cuore della “metafisica dell’individuo reale”, fondamento della conoscenza ontologica del mondo esterno in virtù di un processo attributivo spontaneo). L’analisi del rapporto tra i due costitutivi intrinseci dei contenuti di coscienza e, in primis, dell’io, ossia elemento essenziale ed esistenziale (non solo gnoseologico, ma soprattutto ontologico, sottolinea Zamboni in polemica con Kant) consente di acquisire le nozioni di possibilità/impossibilità, contingenza/necessità e sufficienza/insufficienza (da cui il concetto di causa, che si radica quindi nelle «intime esigenze oggettive» della realtà: La dottrina della coscienza immediata…, 1951, p. 74) e di affrontare le questioni proprie della religione naturale, ossia la dimostrazione dell’esistenza e la conoscenza (per quanto limitata) della natura di Dio, «suprema vetta della ragione» (La persona umana, 1983, p. 444). A questa riflessione (condotta in confronto serrato con il pensiero tomista e kantiano) è dedicato in particolar modo l’Itinerario filosofico dalla propria coscienza all’esistenza di Dio (1949): se per “sufficiente” si intende ciò che, per esistere o essere ciò che è, non manca di nulla e se, conseguentemente, l’“insufficienza” è la mancanza di ciò senza cui qualcosa non può esistere o essere tale e quale è di fatto, l’esperienza mostra che gli enti della nostra esperienza (i singoli reali), di per sé, presentano segni di insufficienza o contingenza (quelli riducibili al fatto di non esistere – il cominciare, il cessare, il non essere realizzato in tutta la possibilità essenziale o l’esser realizzabile in un numero infinito di individui – e quelli riguardanti l’intima costituzione del reale – la complementarità di essenza ed esistenza, di cui ciascuna condiziona l’altra pur non implicandosi necessariamente). Poiché ciò che esiste possiede de facto la sufficienza all’esistenza, ma resta, de iure, insufficiente a esistere, è quindi necessaria l’esistenza di qualcosa di reale, una causa, la quale, in una relazione ontologica (efficienza) con gli enti esperiti, conferisca loro quella sufficienza che da soli non hanno e che interrompa il regressus in infinitum in quanto «Essere assolutamente indipendente per esistere e per essere tale quale è» (Itinerario filosofico, 1949, p. 105). «Data l’esistenza di qualsiasi realtà, si conclude che deve esistere l’Autosufficiente, l’Indipendente, l’Incondizionato, il Necessario» (ivi, p. 110), la cui natura non può essere definita per intuizione (né sensibile, né intellettiva), ma mediatamente, da una parte per contrapposizione dialettica alle ragioni strutturali di finitezza/contingenza degli enti finiti e, dall’altra, per analogia con le perfezioni che esistono nel reale (quindi, in primis, intelligenza e volontà).

 

Davide Poggi

 


 

Bibilio-sitografia

 

Opere principali

  • La filosofia neo-scolastica secondo un professore positivista, Verona 1912.
  • Il valore scientifico del positivismo di Roberto Ardigò e della sua “conversione”, Verona 1921.
  • La dottrina morale e la psicologia del volere nel testo di etica di un discepolo dell’Ardigò, Verona 1923.
  • La gnoseologia dell’atto come fondamento della filosofia dell’essere. Saggio di interpretazione sistematica delle dottrine gnoseologiche di S. Tommaso d’Aquino, Milano 1923.
  • Introduzione al corso di gnoseologia pura, Milano 1924.
  • L’origine delle idee, Verona 1924.
  • Sistema di gnoseologia e di morale. Basi teoretiche per esegesi e critica dei classici della filosofia moderna, Roma 1930.
  • Studi esegetici, critici, comparativi sulla «Critica della Ragione pura», Verona 1932.
  • Metafisica e gnoseologia, Risposta a Mons. Francesco Olgiati, Verona 1935.
  • Il realismo critico della gnoseologia pura. Risposta al «Caso Zamboni» (P. A. Gemelli, Mons. F. Olgiati e P. A. Rossi), Verona 1936.
  • Realismo – Metafisica – Personalità (Rilievi – Note – Discussioni), Verona 1937.
  • La persona umana. Soggetto autocosciente nell’esperienza integrale. Termine della gnoseologia. Base della metafisica, Verona 19401; a cura di Giulietti G., Milano 19832.
  • Precisazioni e complementi ai testi scolastici. i. La Religione naturale e l’essenza della Religione Cristiana, Verona 1941.
  • La «filosofia dell’esperienza immediata, elementare, integrale» per la completa autoconsapevolezza dello spirito umano, Verona 1944.
  • Itinerario filosofico dalla propria coscienza all’esistenza di Dio, Verona 1949 (parte dell’opera fu pubblicata autonomamente: Teodicea, a cura di Rodella A, Verona 1955).
  • La dottrina della coscienza immediata (struttura funzionale della psiche umana) è la scienza positiva fondamentale, Verona 1951.
  • Dizionario filosofico, a cura di Marcolungo F.L., Milano 1978.
  • Corso di gnoseologia pura elementare, i.1, Spazio, tempo, percezione intellettiva (a cura di Marcolungo F.L.), i.2, Idee e giudizi (a cura di Marcolungo F.L.), ii, L’io e le nozioni soprasensibili (a cura di Giulietti G., Vighi Zonzini A.), Milano 1990.

 

Scritti sull'autore e il suo pensiero religioso

  • Adamoli T., La teologia razionale nel pensiero di G. Zamboni, “Atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona”, 22, 1970-71, pp. XXX.
  • Adamoli T., Teologia e religione in Giuseppe Zamboni, “Atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona”, 30, 1978-79, pp. XXX.
  • Adamoli T., Religione e salvezza in Giuseppe Zamboni, “Atti e memorie dell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona”, 31, 1981, pp. XXX
  • Antonelli M.T., Le prospettiva teologica, in AA.VV., Studi sul pensiero di Giuseppe Zamboni, Milano 1957, pp. 263-290.
  • Giulietti G., La filosofia del profondo in Husserl e Zamboni (uno studio comparativo), Treviso 1965.
  • Giulietti G., Zamboni o della filosofia come sapere rigoroso, Roma 1983.
  • Marcolungo F.L., G. Zamboni e la critica di Kant alle prove dell’esistenza di Dio, “Studia Patavina”, 1, 1973, pp. 34-53.
  • Marcolungo F.L., Il contributo di Giuseppe Zamboni al rinnovamento della metafisica classica, in Agazzi E. (a cura di), Il pensiero cristiano nella filosofia italiana del Novecento, Lecce 1980, pp. 171-178.
  • Marcolungo F.L., La realtà e l’io in Giuseppe Zamboni, Verona 2016.
  • Nonis P.G., Appunti sul pensiero religioso di Giuseppe Zamboni, in AA.VV., Verona a Mons. Giuseppe Zamboni. Atti delle onoranze e del convegno di studi alla memoria di Mons. Giuseppe Zamboni, Verona 1969, pp. 103-119.
  • Poggi D., La coscienza e il meccanesimo interiore. Roberto Ardigò, Francesco Bonatelli, Giuseppe Zamboni, Padova 2007.