Mario Ruggenini

Mantova 1940-Venezia 2021

Vita e opere

Si forma all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, allievo, per merito, del Collegio Augustinianum. Qui trova un contesto formativo di alta levatura, avendo la possibilità di seguire le lezioni di G. Bontadini e di S. Vanni Rovighi – ma anche di G. Miglio –, e infine del giovane e brillante E. Severino. Certo è un ambiente segnato da alcune chiusure – in quegli anni pesa ancora l’ombra del “giuramento antimodernista”, rimasto in vigore sino ai primi anni Sessanta del Novecento, così come i vincoli dettati dal perimetro neotomista –, tuttavia Ruggenini, mosso sin da studente da autentico spirito di ricerca filosofico e personale, approfitta appieno anche delle aperture che questo contesto gli offre, in primo luogo in virtù della serietà teoretica e della vivacità intellettuale dei suoi docenti. D’altra parte la “Cattolica di Milano” è pienamente inserita in una città in crescita, che vibra economicamente, politicamente e culturalmente, e non è un caso se il Sessantotto italiano trova le sue prime scintille proprio tra le mura dell’Università Cattolica milanese – dove studia il leader del movimento politico giovanile, M. Capanna, il quale frequenta anche le lezioni di Severino. È proprio l’intelligenza filosofica di quest’ultimo a rompere gli argini, prima teoreticamente e poi, per così dire, geograficamente. Allontanato dall’Università Cattolica, dopo che le sue posizioni parmenidiste, a sostegno della necessaria eternità di ogni ente, vengono giudicate incompatibili con l’ortodossia cattolica, Severino conduce con sé a Venezia il suo gruppo di allievi più diretti, facendo nascere nel capoluogo veneto, a Ca’ Foscari, la Facoltà di Lettere e il Dipartimento di Filosofia. In questo gruppo, oltre a un Ruggenini appena ventinovenne, compaiono A. Petterlini, L. Ruggiu, C. Vigna, S. Natoli, U. Galimberti, I. Valent (prematuramente scomparso nel 2003) e L. Vero Tarca. È un maestro, Severino, che non si contorna di deboli ripetitori, e ciascuno di questi studiosi solcherà autonomamente la propria via filosofica. L’impostazione severiniana lascia ancora, comunque, tracce evidenti nel primo volume stilato da Ruggenini, Verità e soggettività. L’idealismo fenomenologico di Edmund Husserl, uscito nel 1974, dove la fenomenologia husserliana viene criticata per le sue tare soggettivistiche, umanistiche e idealistiche, e Ruggenini – proprio nella scia di Severino – non manca di intendere «l’imprevedibilità della manifestazione» del mondo come sinonimo di «originaria precarietà» (ivi, pp. 329-30) e di indifferenza, ossia di identificabilità tra essere e nulla. Segue un lungo e anzi decisivo approfondimento del pensiero heideggeriano, a cominciare da Il soggetto e la tecnica. Heidegger interprete ‘inattuale’ dell’epoca presente (1978), dove Ruggenini, oltre a denunciare le residue tare soggettivistiche di Essere e Tempo, rimarca la discontinuità impressa dalla ‘svolta/Kehre’ del 1935, in seguito alla quale Heidegger si volge verso una meditazione che scaturisce a partire dall’essere, anziché dall’uomo. Si procede con un insistito quanto rilevante incontro con le movenze di Nietzsche e, anche attraverso lo studio di Dilthey (si veda Volontà e interpretazione. Le forme della fine della filosofia, 1985) e di Gadamer, Ruggenini matura il proprio radicarsi nell’alveo dell’ermeneutica filosofica. Si arriva così a I fenomeni e le parole. La verità finita dell’ermeneutica del 1992, che testimonia al meglio la piena maturazione del suo cammino filosofico. La scuola severiniana gli lascia in eredità l’imprescindibilità dell’attenzione per i classici greci e un senso forte del filosofare, costitutivamente necessitato a pensare le questioni del fondamento e della verità, tuttavia I fenomeni e le parole documentano il pieno congedo dall’impostazione di Severino. A quest’ultimo Ruggenini obietta di presupporre indebitamente «evidenze semantiche tanto elementari da apparire incontestabili», innanzitutto la «contrapposizione assoluta tra l’essere e il nulla», e di trattare l’essere come una «presenza» sottratta «al discorso e all’interpretazione» (ivi, p. 14). Come verrà ribadito in Dire la verità del 2006 (p. 82), «le procedure argomentative che sembrano promettere conclusioni incontrovertibili […] semplificano i discorsi in modo surrettizio, fino a renderli vuoti». Di contro Ruggenini rimarca la necessità che la verità sia interpretata, mettendo in luce una accezione ermeneutico-filosofica di ‘interpretare’ che non può essere confusa con alcun conferimento di senso (Sinngebung), o decisione volontaria del senso (I fenomeni e le parole, p. 51). D’altro canto egli insiste: «l’essere lo si può pensare solo a patto di parlarlo» (ivi, p. 48), affermazione da recepire come legame pratico-esistenziale tra le parole e le cose che non si lascia dominare teoreticamente e/o soggettivisticamente (ivi, p. 53), tanto meno intendere verbalisticamente (ivi, 97). Ne I fenomeni e le parole «il riferimento al pensiero di Heidegger è dominante» (ivi, p. 10), ma sempre proposto come un «attraversare Heidegger per procedere oltre» (ivi, p. 11), come conferma una delle tesi ruggeniniane: se Heidegger rischia una «pesante feticizzazione dell’essere» è perché non ha riconosciuto appieno la rilevanza della linguisticità (ivi, p. 33). Al centro dell’esperienza filosofica ruggeniniana vi è la finitezza cui gli esseri umani sono destinati esistendo in un mondo aperto dal linguaggio. Parlare, ascoltare ed essere presi dal colloquio con altri (Dire la verità, pp. 84, 140) hanno il potere di desoggettivizzare gli esseri umani (I fenomeni e le parole, p. 89), consegnati all’indisponibilità del mondo proprio in quanto aperto dai discorsi in cui essi sono presi nel mezzo. Ruggenini parla dunque di «esperienza differenziale del mondo» (ivi, p. 23), intendendo la differenza heideggeriana come necessario differimento di ogni presa teoreticistica su quanto, potente, incalza le nostre esistenze. Due le peculiarità della prospettiva di Ruggenini: (1) si tratta di una finitezza che non è in tensione relazionale con alcun infinito, ma non per
questo risulta finitistica o fisicistico-naturalistica; (2) l’esperienza umana della verità è un rapporto «al di là del senso», ma non per questo insensato (ivi, pp. 19, 39, 70, 150). È questo l’humus, ulteriormente arricchito ne Il discorso dell’altro. Ermeneutica della differenza del 1996, in cui si radicano anche tutte le considerazioni di Ruggenini intorno all’esperienza umana del divino, imperniata infatti sulla enigmaticità e ingiustificabilità dell’aprirsi del mondo.

 

Il pensiero filosofico-religioso

La metafisica risulta insofferente verso la finitezza (Il Dio assente, p. 163; Dire la verità, p. 200) e perciò impegnata a liberarsene scambiando la verità con il vero (ivi, p. 82), il quale, completo e trasparente, promette garanzie contro l’enigmatico aprirsi esistenziale del mondo. Ora, sin dal 1988 Ruggenini elabora il proprio risoluto antiteoreticismo attraverso un intenso dialogo con il cristianesimo. Si tratta perlopiù di un colloquio polemico, eppure, altrettanto esplicitamente, egli riconosce nella «sconvolgente debolezza» della «figura di Gesù» qualcosa che sollecita e nutre le domande di una ermeneutica filosofica della finitezza (Il Dio assente, p. 242). Da un lato, quindi, Ruggenini attacca in modo diretto la declinazione ontoteologica – Heidegger docet – della metafisica cristiana, sottolineando come l’ateismo moderno sia un portato proprio della teologia cristiana. Questa ha sdivinizzato Dio, facendone «una super-cosa» (ivi, p. 122), una «prima causa efficiens» separata dal mondo (ivi, pp. 105, 119n, 216), nel mentre che ha chiuso gli occhi sulla «divina meraviglia» delle cose della terra (ivi, pp. 102-4). «Dio è morto di teologia» (ivi, p. 72). Dall’altro, caduti gli «idoli» dell’«assolutismo teologico» (ivi, 108, 257), «la fede può diventare (tornare a essere?) esperienza del divino nel mondo» (ivi, p. 73), legata a un’esperienza finita della stessa rivelazione di Dio (ivi, p. 257). Ruggenini sottolinea quanto illusoria e vuota sia la pretesa della filosofia moderna di essere senza pregiudizi, scettica, razionale, neutrale (ivi, p. 211), e quanto invece essa sia dipendente dal cristianesimo (ivi, p. 218). Ruggenini non si limita a pensare che «la filosofia nasca eteronoma» (ivi, 103), ma giunge ad affermare «la natura religiosa dell’esperienza filosofica» (ivi, p. 243). Di più: Ruggenini pensa sì a una religiosità di tipo greco antico capace di fare «esperienza del divino del mondo» (ivi, p. 39), tuttavia osa anche sostenere che «la fede» cristiana costituisca «un’esperienza sempre bruciante per la filosofia» (ivi, p. 95). In altri termini Ruggenini si impegna a ripensare filosoficamente il cristianesimo in modo che esso scopra, o riscopra, l’enigmatica ricchezza del mondo in rapporto a un Dio divino, anziché teoretico-teologico. È qui che il rapporto con la grecità gioca un ruolo cruciale. Da un lato l’ermeneutica filosofica ruggeniniana rivela alcune affinità con quella di L. Pareyson, restandone però ben distante in quanto quest’ultima esige proprio una deellenizzazione del cristianesimo, dall’altro Ruggenini coltiva una ellenizzazione del cristianesimo che si pone in risoluto contrasto con l’ellenizzazione teoretico-razionalistica che di esso propone la scuola milanese neoscolastica-neoclassica di Bontadini, radicalizzata da Severino. Tuttavia, se con quest’ultima il dialogo filosofico si interrompe relativamente presto, Ruggenini – parallelamente a molteplici scambi internazionali su temi di fenomenologia (per esempio con F. Dastur, D. Franck e K. Held) – viene preso soprattutto da un intenso colloquio filosofico con numerosi studiosi italiani legati alla metafisica cristiana, un colloquio che trova nella rivista «Filosofia e Teologia» un prezioso punto di riferimento. Per ragioni di spazio possono qui essere menzionati solo quattro nomi: C. Ciancio, della scuola di Pareyson, L. Samonà e G. Palumbo, della scuola palermitana, e G. Ferretti, capo scuola a Macerata. È un dia-logo suscitato da importanti sintonie segnate però da radicali divergenze. Per Ruggenini infatti «il fondamento del finito è la sua finitezza» (Dire la verità, p. 158) e presumere, per esempio con Pareyson, che spetti a ciascuno scegliere se «”assumere che il mondo abbia un senso oppure sia retto dall’assurdo”» (ivi, p. 114n) potrebbe valere, secondo Ruggenini, solo per una soggettività che sussistesse fuori del mondo come il Dio della teologia. Ne scaturisce un vivace polemos filosofico, che vede Ruggenini costantemente impegnato a lasciar emergere un’esperienza del negativo e della finitezza esistenziale non come sinonimi di penuria o di scacco, ma piuttosto come necessario rapporto umano con il misterioso differire del mondo (Il Dio assente, p. 118). Si tratta della costituiva esposizione umana alla verità tragica del mondo, di cui il divino non è il rimedio, bensì l’enigmatica manifestazione, al di là di ogni soggettiva richiesta di senso (ivi, p. 95) e di ogni pacificazione agatologica. Legando queste indicazioni a «un’altra esperienza del linguaggio», nella quale quest’ultimo non consta di segni che veicolano senso, ma di parole che impegnano l’esistenza umana (Dire la verità, pp. 106-7), l’ermeneutica filosofica di Ruggenini giunge a intrecciare il “Deus absconditus” della tradizione giudaico-cristiana, «un Dio della parola» (Dire la verità, p. 277), con un divino che si rivela «sempre e soltanto in parole umane» (Il Dio assente, p. 226), nient’altro che parole umane. Non si tratta però di parole povere o antropologicamente autoriferite, bensì di potenti parole eteronome.

Gian Luigi Paltrinieri

 

BIBLIOGRAFIA

Opere principali

Volumi

  • Verità e soggettività. L’idealismo fenomenologico di Edmund Husserl, Fiorini, Verona 1974
  • Il soggetto e la tecnica. Heidegger interprete ‘inattuale’ dell’epoca presente, Bulzoni, Roma 1978
  • Volontà e interpretazione. Le forme della fine della filosofia, Franco Angeli, Milano 1985
  • I fenomeni e le parole: la verità finita dell’ermeneutica, Marietti, Genova 1992
  • Il discorso dell’altro. Ermeneutica della differenza, il Saggiatore, Milano 1996
  • Il dio assente. La filosofia e l’esperienza del divino, Bruno Mondadori, Milano 1997 (tradotto nel 2005 presso la casa editrice Demetra di Zagabria con il titolo Odsutni Bog)
  • Dire la verità. Noi siamo qui forse per dire …, Marietti, Genova 2006

Articoli (una selezione)

  • Ambivalenza del moderno. Il principio di soggettività tra crisi e conciliazione, in «Paradigmi», VIII, 22, 1990, pp. 101-133
  • Il divino e la differenza, in F. Bianco (a cura di), Heidegger in discussione, Franco Angeli, Milano 1992, pp. 331-350
  • La saggezza del Sileno e la meraviglia della filosofia, in G. Vattimo (a cura di), Filosofia ’92, Laterza, Roma-Bari 1993, pp. 117-144
  • La musica e le parole. Smarrimenti filosofici in ascolto di Rossini, in La ricezione di Rossini ieri e oggi, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1994, pp. 57-67
  • Phänomenologie und Alterität, in R. Cristin (a cura di), Phänomenologie in Italien, Königshausen & Neumann, Wurzburg 1995, pp. 137-168
  • La finitude de l’existence et la question de la vérité: Heidegger 1925-1929, in J.-F. Courtine (a cura di), Heidegger 1919-1929, Vrin, Paris 1996, pp. 153-177
  • Husserl “Paradoxie der menschlichen Subjektivität” und die Frage nach dem “Sinn des Menschen” in der Phänomenologie von Enzo Paci, in E.W. Orth, K.-H. Lembeck (a cura di), «Phänomenologische Forschungen», I, Alber, Freiburg 1997, pp. 35-60
  • L’essenza della tecnica e il nichilismo, in F. Volpi (a cura di), Guida a Heidegger, Laterza, Roma-Bari 1997, pp. 225-264
  • Die Paradoxie der Lebenswelt. Krisis der Subjektvität und Verlust der Welt, in H. Vetter (a cura di), Krise der Wissenschaften Wissenschaften der Krisis?, Lang, Frankfurt a. Main 1998, pp. 43-58
  • Was bedeutet es, ein höchstes Wesen zu beweisen? Gedanken über die Frage der endlichen Vernunft nach Gott, in «Logos», VI, 3, 1999, pp. 203-230
  • Veritas e aletheia. La Grecia, Roma e l’origine della metafisica cristiano-medievale, in «Quaestio», 1, 2001 (Heidegger e i medievali, a cura di C. Esposito e P. Porro), pp. 83-112
  • Die Welt der Anderen und das Rätsel des Ichs, in H. Hüni, P. Trawny (a cura di), Die erscheinende Welt. Festschrift für Klaus Held, Duncker & Humblot, Berlin 2002, pp. 89-110
  • Heidegger: la Grecia, Roma e il cristianesimo, in L. Illetterati, A. Moretto (a cura di), Hegel, Heidegger e la questione della Romanitas, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2004, pp. 77-101
  • Krisis: The Power of Sense. Time, History and the Crisis of Western Culture in Husserl’s Phenomenology, in D. Carr, C.-F. Cheung (a cura di), Space, Time, and Culture, Kluwer, Dordrecht 2004, pp. 15-29
  • Kreativität und Interpretation. Gehört dazu noch die Frage nach der Wahrheit?, in G. Abel (a cura di), Kreativität, Meiner, Hamburg 2006, pp. 236-254
  • Das kosmische Dasein des Menschen. Das Denken Eugen Finks vom transzendentalen Absolutismus zur panischen Anthropologie, in «Internationales Jahrbuch für Hermeneutik», 6, 2007, pp. 1-22
  • The Truth of Existence and the Sacred, in S. Benso, B. Schroeder (ed. by), Contemporary Italian Philosophy: Crossing the Borders of Ethics, Politics, and religion, State University of New York Press, Albany 2007, pp. 127-147
  • Ontologia, idealismo, metafisica, in C. Vigna (a cura di), Bontadini e la metafisica, V&P, Milano 2008, pp. 79-103
  • Die Zukunft der Phänomenologie. Zwischen der Sinngebung der Subjektivität und dem Fragen nach der Wahrheit, in G. Figal, H.-H. Gander (hrsg.), Heidegger und Husserl. Neue Perspektiven, Klostermann, Frankfurt a. Main 2009, pp. 159-183
  • Fede e verità. Il dio del mito e quello dei filosofi, in G. Riconda, R. Gamba (a cura di), Luigi Pareyson tra ermeneutica e ontologia della libertà, Trauben, Torino 2010, pp. 33-57

Scritti sull'autore e il suo pensiero religioso

  • R. Dreon, G.L. Paltrinieri, L. Perissinotto (a cura di), Nelle parole del mondo. Scritti in onore di Mario Ruggenini, , Mimesis, Milano-Udine pp. 2011
  • G. Ferretti, Esperienze alternative della verità. A colloquio con Mario Ruggenini, in Id., Volti d’altri, tra finito e infinito. In dialogo con filosofi e teologi italiani, Mimesis, Milano/Udine 2020, 3, pp. 45-66
  • G. Palumbo, Rispondere della grazia di esistere. In dialogo con Mario Ruggenini, in «Giornale di metafisica», XLIII, 1, 2021, pp. 135-148
  • L. Perissinotto, «La parola non è prima di tutto voce». Alcune annotazioni (a margine) su Mario Ruggenini e la questione del linguaggio, in «Giornale di metafisica», XLIII, 1, 2021, pp. 149-164