Giuseppe Tucci

Macerata, 1894 – San Polo dei Cavalieri, 1984 

 

Vita e opere

Si interessò fin da giovane alle culture dell'Asia, imparando ben presto molte lingue. Inizialmente si applicò maggiormente, sotto la guida del sinologo e matematico G. Vacca, alla cultura cinese (cfr. La filosofia cinese antica, 1923; Apologia del taoismo, 1926; Saggezza cinese, 1926).  Spostò poi in modo sempre più intenso la propria attenzione verso lo sfaccettato mondo indiano, nello studio del quale, sostenuto all’inizio dall’incontro con C. Formichi, si consolidò durante una lunga permanenza nel Bengala (1925-1930), collaborando con R. Tagore.

Tornato in Italia, venne cooptato nella neonata Accademia d'Italia e nominato professore universitario per chiara fama, prima a Napoli e poi a Roma. Qui, insieme a G. Gentile, con il quale era in contatto già da vari anni e condivideva l’interesse per una filosofia speculativa, diede vita, nel ’33, all’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), un centro di studi che stabilì molti contatti tra l’Italia del tempo e numerose entità politiche e culturali dell’Asia. Con i finanziamenti e l’appoggio politico dell’Istituto, Tucci organizzò spedizioni di ricerca in varie parti del Tibet, diventandone uno specialista riconosciuto internazionalmente (cfr. Indo Tibetica, 7 voll., 1932-1941 e più tardi The Painted Tibetan Scrolls, 3 voll., 1949). Per le attività dell'Istituto, Tucci, insieme a Gentile e Formichi, cercò ed ottenne l’appoggio del governo fascista, mentre, con l’avvicinarsi politico dell’Italia al Giappone, intensificò i propri interessi anche verso tale Paese. 

Dopo la guerra, Tucci venne sottoposto a un processo di epurazione per legami con il passato regime. Tornò presto, però, al suo ruolo di professore e all’IsMEO, di cui, essendo morto Gentile, assunse la direzione nel ’47. 

Continuò così le spedizioni: ancora, poco prima della chiusura dei confini, nel Tibet, poi in altre zone himalayane (Nepal), e, più tardi, nella valle dello Swat (Pakistan) e in altri snodi di passaggio e frontiera al centro dell’Asia. Raccontò le sue esplorazioni in libri quali A Lhasa e oltre (1950); Tra giungle e pagode (1953); Nepal. Alla scoperta dei Malla (1960); La via dello Swat (1963); Nel Tibet ignoto (1978, riedizione del racconto della spedizione del’35, nell’ambito di una riproposta dei diversi libri di viaggio di Tucci, promossa da S. Moscati). Fondò e diresse, dal ’50 al ’78, la rivista East and West e partecipò attivamente all’istituzione di un Museo Nazionale per l’Arte Orientale, che fu aperto nel 1956 e dal 2010 porta il suo nome (accorpato dal 2016 al Museo delle Civiltà). In Teoria e pratica del mandala (1949) espose una correlazione tra la storia religiosa dell’India e la psicologia di C.G. Jung, al quale attribuì il “merito di aver riconosciuto per la prima volta” “visioni e folgorazioni” che “si dispongono per una misteriosa intrinseca necessità dello spirito umano” (ivi, p. 51). Opere di sintesi più volte ristampate furono poi una Storia della filosofia indiana (1a ed. 1957) e Le religioni del Tibet (1a ed. in tedesco 1970). 

Non pochi studiosi italiani (e non solo italiani) del secondo dopoguerra delle culture dall’Iran al Pacifico riconobbero in Tucci il proprio maestro (tra essi, L. Petech, G. e R. Gnoli, L. Lanciotti, M. Taddei, D. Snellgrove); numerose furono anche le onorificenze internazionali, tra cui il premio Nehru nel 1976.

Soprattutto dopo la morte, il rapporto di Tucci con il fascismo è stato molto dibattuto. Verso interpretazioni che hanno insistito su tale rapporto, enfatizzandolo in senso stretto e lato, allievi diretti come G. e R. Gnoli lo hanno, al contrario, tendenzialmente circoscritto, sottolineando che il tema, centrale in Tucci, dell'interconnessione tra culture europee ed asiatiche era da lui essenzialmente inserito in un quadro di umanesimo universalistico (su questa questione cfr. le discussioni in Nalesini 2013 e Crisanti, Giuseppe Tucci. Una biografia, 2020).

 

Il pensiero sulla religione

Tucci riservò per tutta la vita una grande attenzione per le tematiche religiose (nei primi anni venti fondò, tra l’altro, con Formichi, la rivista “Alle fonti delle religioni” che venne poi rifusa negli “Studi e materiali di storia delle religioni” di R. Pettazzoni); altrettanto continuo fu in Tucci l’interesse per una considerazione filosofico-speculativa delle religioni ed egli rimarcò più volte il ruolo di G. Gentile nella propria formazione (cfr. Crisanti, Giuseppe Tucci. Una biografia, 2020, pp. 75-85 e passim; un saggio di Tucci compare anche nel primo numero del “Giornale critico della filosofia italiana”).

Rispetto ai classici della cultura cinese, a cui dedicò i primi libri, Tucci si mostrò nel complesso più simpatetico verso il Taoismo che verso il Confucianesimo. “Troppo spesso la virtù confuciana”, si dice in Saggezza cinese, “degenera in un convenzionalismo formale”, che “non conosce slanci ed entusiasmi”, configurando una “concezione praticamente e socialmente utile, ma un po’ fredda e chiusa ad ogni preoccupazione religiosa e ideale; il problema della morte, ogni indagine sull’al di là e su Dio sono indifferenti per Confucio. L’individuo stesso è subordinato al più largo interesse sociale” (Saggezza cinese, p. XVI).  Da questo punto di vista, continua Tucci in questo testo, “la civiltà odierna è anche essa prevalentemente confuciana (...); essa è siffatta che tende a livellare in una uniformità grigia ogni individualità; gli uomini oggi (...) nella meccanica organizzazione della nostra società non sono nulla più che numeri” (ivi, p. XXI). Rispetto a ciò, antichi taoisti che, come Chuang-tze, avevano protestato contro il Confucianesimo Tucci li vede qui apparentati ad “alcuni dei contemporanei, da Stirner a Nietzsche” (ivi, pp. XX-XXI). Nel Taoismo, inoltre, Tucci rileva dei parallelismi con certe posizioni della cultura religiosa indiana: “l’agire come se non si agisse” del Tao “ricorda il comandamento della Bhagavadgitaagisci senza attaccamento, l’azione contrapposta all’agitazione” (ivi, p. XVIII). Non a caso, il Taoismo si dimostrò particolarmente attento al pensiero filosofico-religioso proveniente dall'India che giunse in Cina attraverso il Buddismo (“le interferenze tra le due religioni buddhistica e taoista sono state fortissime”, sottolinea per es. Tucci in Asia Religiosa, 1946, p. 236).

Proprio il Buddismo, nelle sue diverse forme e nella sua capacità di diffondersi e di mettere in relazione le diverse civiltà dell’Asia, divenne nel tempo sempre più il fuoco della ricerca tucciana, anche dal punto di vista filosofico-religioso. 

Nel Buddismo, come nell'Induismo, rimarca Tucci, “religione e filosofia non si sono mai scisse e rese indipendenti l’una dall’altra”; “la speculazione indiana”, infatti, “salvo poche correnti che stanno quasi a sé (...), non è stata guidata da puri motivi teoretici; è piuttosto una terapeutica che una teorica; ha cercato di conoscere che cosa sia l’io o di chiarire il rapporto fra quell’io e il supremo principio delle cose, di accertare se i due non siano la medesima cosa, e di preparare il terreno perché l’uomo, conoscendo, si salvi”, Storia della filosofia indiana, pp. 47 e 11 (ciò non toglie, comunque, egli aggiunge, che anche in India vi sia stata e vi sia una scienza tendenzialmente indipendente dal pensiero filosofico-religioso, ivi, p. 8). 

Con il Buddismo, inoltre, ha scritto l'allievo R. Gnoli, Tucci “credeva fermamente a una diversa dimensione della realtà, che le nostre parole e pensieri non possono toccare” e, corrispondentemente, se da un lato “era rispettosissimo” di tutte le forme storiche di rapportarsi verso tale diversità assoluta - anche delle natìe cattoliche, nei cui riti ebbe sepoltura - dall'altro lato, però, riteneva ciascuna di esse insufficiente ad esprimere quella diversità come tale e si diceva quindi “ateo nel senso buddhistico del termine” (R. Gnoli, 1985, p. 19; su questi temi cfr. Nalesini 2013, pp. 219-222, che cita, fra l’altro, una testimonianza di Tucci stesso su “Il tempo” dell’8 ottobre 1973). 

Anche in uno dei suoi ultimi scritti di sintesi, Tucci rimarca che “quando il Buddha giaceva moribondo ed un discepolo gli domandò che cosa egli lasciasse dopo di sé, egli rispose 'la mia propria parola'. Nient'altro cioè che il suo insegnamento; ne veniva esclusa quale che sia deificazione” (Tucci, Buddismo, 1978). 

Gnoli ricorda altresì essenziali elementi buddisti nell’“atteggiamento [di Tucci] verso le cose e la vita. Ebbe molto il senso della vacuità o vanità - potremmo dire lusorietà - delle cose. Questo, tuttavia, s’univa in lui con una volontà tenace e con un’attività incessante, la karuṇā appunto come dice Ṣāntideva, intesa nel suo senso più ampio, senza la quale la ricerca della verità non diventerebbe che vago o evanescente quietismo” (R. Gnoli, L’India nell’opera di Giuseppe Tucci, in Melesecchi 1995, p. 23).

Omar Brino

 

Biblio-sitografia

  • Nalesini O., Giuseppe Tucci's Chronological Bibliography, Roma, 2018

Opere principali

  • Storia della filosofia cinese antica, Bologna, 1923
  • Apologia del Taoismo, Roma, 1924; rist. Milano 2006
  • Saggezza cinese. Scelta di massime, parole, leggende, Torino 1926; rist. Roma, 1999
  • Il Buddhismo, Foligno, 1926; rist. Milano 2013
  • Indo-tibetica 1: Mc'od rten e ts'a ts'a nel Tibet indiano ed occidentale: contributo allo studio dell'arte religiosa tibetana e del suo significato, Roma, 1932 (tradotto in inglese, 1988, e in cinese, 2009); rist. Milano 2016
  • Indo-tibetica 2: Rin c'en bzan po e la rinascita del buddhismo nel Tibet intorno al Mille, Roma, 1933(tradotto in inglese, 1988, e in cinese, 2009); rist. Milano 2016
  • Indo-tibetica 3: I templi del Tibet occidentale e il loro simbolismo artistico, 2 volumi, Roma, 1935-1936(tradotto in inglese, 1988, e in cinese, 2009); rist. Milano 2016
  • (con Eugenio Ghersi) Cronaca della missione scientifica Tucci nel Tibet occidentale (1933), Roma, 1934; nuova ed. con il titolo Dei, demoni e oracoli. La leggendaria spedizione in Tibet del 1933, Venezia, 2006
  • Santi e briganti nel Tibet ignoto: diario della spedizione nel Tibet occidentale 1935, Milano, 1937; nuova ed. il titolo Tibet ignoto, Roma 1978 (e successive ristampe)
  • Indo-tibetica 4: Gyantse ed i suoi monasteri, 3 volumi, Roma, 1941 (tradotto in inglese, 1989, e in cinese, 2009); rist. Milano 2016
  • Il Buscido, Firenze, 1942
  • Il Giappone, tradizione storica e tradizione artistica, Milano, 1943
  • Asia religiosa, Roma, 1946; rist. Roma, 2016
  • Tibetan Painted Scrolls, 3 volumi, Roma, 1949 (tr. italiana: La pittura sacra del Tibet, 2 voll. e 2 DVD, Rimini, 2014)
  • Il libro tibetano dei morti, Milano, 1949 (e successive ristampe e riedizioni)
  • Teoria e pratica del Mandala, Roma, 1949; nuova ed. Roma, 1969
  • Italia e Oriente, Milano, 1949; nuova ed. Roma, 2005
  • Tibetan folksongs from the district of Gyantse, Ascona, 1949
  • The Tombs of the Tibetan Kings, Roma, 1950
  • A Lhasa e oltre, Roma, 1950; nuova ed. Roma, 1978 (e successive rist.)
  • Tra giungle e pagode, Roma, 1953; nuova ed. Roma, 1978 (e successive rist.)
  • Preliminary report on two scientific expeditions in Nepal, Roma, 1956
  • Storia della filosofia indiana, Bari, 1957 (e successive riedizioni)
  • Nepal: alla scoperta dei Malla, Bari, 1960; nuova ed. Roma 1978 (e successive rist.)
  • La via dello Swat, 1963; nuova ed. Roma 1978 (e successive rist.)
  • Il trono di diamante, Bari, 1967
  • Tibet, paese delle nevi, Novara, 1967
  • Die Religionen Tibets, in G. Tucci-W. Heissig, Die Religionen Tibets und der Mongolei, Stuttgart, 1970; ed. italiana rivista, Le religioni del Tibet, Roma, 1976; nuova ed. Milano, 1987
  • Il paese delle donne dai molti mariti, introd. di S. Malatesta, Venezia, 2005

Scritti sull'autore

  • Crisanti A., Giuseppe Tucci, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 79, Roma, 2020, sub voce (https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-tucci_%28Dizionario-Biogra...)
  • Crisanti A., Giuseppe Tucci. Una biografia, Milano 2020.
  • D'Arelli F. (a cura di), Le Marche e l’Oriente. Una tradizione ininterrotta da Matteo Ricci a Giuseppe Tucci, Roma 1998
  • Franci G.F., Per Giuseppe Tucci, in Id. (a cura di), Contributi alla storia dell’orientalismo, Bologna 1985, pp. 11-23
  • Garzilli E., L'esploratore del Duce. Le avventure di Giuseppe Tucci e la politica italiana in Oriente da Mussolini a Andreotti. Con il carteggio di Giulio Andreotti, Roma/Milano, 2012 
  • Gnoli R., Ricordo di Giuseppe Tucci, Roma 1985
  • Melasecchi B. (a cura di), Giuseppe Tucci nel centenario della nascita, Roma 1995 [scritti di L. Petech, R. Gnoli, K. Jettmar, W. Heissig, L. Lanciotti, D. Faccenna, U. Scerrato, M. Taddei, D.L. Snellgrove, E. De Rossi Filibreck, G. Gnoli].
  • Moscati S. - Gnoli G., Centenario della nascita di Giuseppe Tucci, Roma 1995
  • Nalesini O., A short history of the Tibetan explorations of Giuseppe Tucci, in M. Laurenzi Tabasso. M.A. Polichetti, C. Seccaroni (eds), Visibilia invisibilium. Non-invasive analyses on Tibetan paintings from the Tucci expeditions, Roma, 2011, pp. 17-28
  • Nalesini O., Onori e nefandezze di un esploratore. Note in margine a una recente biografia di Giuseppe Tucci, in “Annali dell’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’”, 73, 2013, pp. 201-276
  • Sferra F., The ‘thought’ of Giuseppe Tucci, in A.A. Di Castro - D. Templeman (eds), Asian Horizons, Melbourne 2015, pp. 83-110

 

Sitografia